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In questa sezione potete fare gratuitamente una domanda agli esperti che lavorano presso Studio Psy. Le domande e le risposte saranno visibili al pubbico, cercate quindi di formularle in maniera appropriata. Vi forniremo una riposta non appena possibile, e riceverete un avviso sulla vostra e-mail

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Le vostre domande

Pubblicata il 05 Sep 2017 - problemi di cuori nn capisco il mio ex

"Vorrei capire il mio ex e sette mesi Ch litighiamo x colpa di altri ch gli riportano cose a lui Ch io neanche mi ricordo o nn so se sn vere e lui crede a loro Ch poi sn cose del passato e lui nn riesce andare oltre poi siccome jo quando sto male ho problemi di bere ma nn sn alcolizzata sn sempre un po lucita' lui a paura Ch nn sn seria ma nn e cosi xche io sn seria poi siccome lo sa Ch sn stra fragili stima lui mi tratta male xcHe dice ch un suo sprono x lottare x lui e x farmi diventare forte lei da esterna il suo lo vede cone un comportamento di sprona o cosa'?e poi nn capisco o è confuso o nn sn xche ma è contraddittorio un po dice ch gli manco e vuole abbracciarmi Ch ci tiene a me Ch mi aspetta Ch mi curo e possiamo migliorare mi dice un po mi sembra Ch mi odia e Ch sia fermo sulla sua decisione nn ci capisco più niente un po mi dice ch mi merito ch mi tratta così un po si scusa e dice ch a i rimorsi dove vuole arrivare secondo lei?"

Pubblicata il 11 Sep 2017 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, forse sarebbe necessario capire perché il suo ex se la prenda tanto per queste voci e, ancora di più, perché creda ad altri e non a lei. Certamente, come le dice, sembra un po' confuso, e forse questi atteggiamenti ci dicono che, da un lato, tiene ancora a lei e forse davvero si comporta così per farla reagire. Dall'altra, qualcosa in queste "voci" lo fanno soffrire e lo spingono forse ad allontanarsi da lei, così da potersi difendere dal dolore. Forse è proprio qui che vuole arrivare: nemmeno lui lo sa bene. E' anche vero che, come scrive, ormai è un "ex", quindi significa che qualcosa forse non ha funzionato tra di voi. Forse, anche da parte sua, sarebbe necessario ripensare un po' a quanto successo, a queste voci, e a che cosa prova per lui. Un po' più di chiarezza magari l'aiuterà a capire se sta cercando di spronarla, se sta cercando di farle male, magari per "vendicarsi", se pensa di poter tornare con lui o preferisce anche lei trovare qualcuno che si comporti diversamente. Sperando di averle dato indicazioni utili, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 09 Apr 2017 - Informazioni

"Buona sera ...sono una mamma separata con due ragazzi Come mamma separata ho sempre fatto entrambi le parti (padre)i miei figli uetroppo non Hannover n buon rapporto con il padre malgrado questo i ragazzi come siamo sempre andati d accordo . Il grande ha 25 anni ma da qualche tempo i rapporti tra me e lui si stanno frantumando Ogni volta che si discute ora lui mi accusa della separazione che non ho dato valori alla famiglia ma la cosa che mi fa piu male e quella di dirmi di non essere una buona madre.. Io mi sono privata di tutto e dissociata da tt x dare loro un equilibrio...Però vedo che mio figlio ha lasciato lo sport x problemi alle ginocchia non frequenta più tanti amici come era suo solito fare esce molto poco e dorme fino a tardo pomeriggio ... Io ovviamente non accettando questo comportamento lo rimprovero ....ha tremila idee in testa ma nel nriesce ....A prendere il via....L anno scorso ha fatto un viaggio con una ragazza E quella è stata l ultima volta che ho sentito mio figlio parlare di ragazze .... Mi dia una risposta xche mi creda nn so più come comportarmi...E vorrei sopratutto aiutarlo ...."

Pubblicata il 15 Apr 2017 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, non dubito che abbia fatto tutto il possibile per crescere i suoi figli. Inizio a chiederle questo: loro lo sanno? A volte i "grandi" fanno grossi sacrifici per il bene dei figli, ma non lo danno a vedere. Inoltre, può capitare che i nostri sacrifici siano mirati a dare loro ciò che noi riteniamo importante, che non è sempre ciò che è importante per loro. Ad esempio, ci sforziamo di dare una stabilità economica alla famiglia, ma ci dimentichiamo del lato affettivo. Inoltre, cosa sanno i suoi figli della storia familiare e della separazione? Hanno raccolto il punto di vista di tutti e due i genitori? I matrimoni, così come le separazioni, si fanno in due. Pensando a questi aspetti, forse potrà iniziare a trovare qualcosa che possa spiegare la grande rabbia che suo figlio prova e che proietta su di lei. Probabilmente, a qualche livello, ha sentito una mancanza, e risponde in questo modo. D'altronde, dovendo fare sia la mamma che il papà, inevitabilmente qualcosa sfugge, no? Non è da escludere poi che sia proprio la mancanza del papà a farlo sentire in questo modo. A suo figlio non resta che sfogarsi con chi almeno c'è. Sembra poi che si stia ritirando da diversi "campi": è difficile dire cosa stia succedendo in lui in questo momento, ed è bene tenere monitorata la situazione. Studia, lavora, esce? O il ritiro è più generale? Lui soffre per questa situazione? Proporsi come interlocutori, per capire insieme cosa sta succedendo, è una possibilità? O magari è più facile che si confidi con il fratello, o un amico? Gli chieda cosa succede, se non ha la forza di iniziare, se inizia e poi rinuncia, se gli sforzi gli sembrano inutili, che cosa pensa possa succedere se riesce, finalmente, a muoversi. Forse questo potrà dare un quadro più chiaro delle paure che lo tengono fermo. Può essere utile trovare un professionista che, magari con un percorso breve, possa aiutarlo a fare più chiarezza su cosa sta accadendo, sempre che suo figlio senta che c'è "qualcosa che non va" e possa accettare in questo momento di essere aiutato. Sperando di averle dato indicazioni utili, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 07 Jan 2017 - Questa situazione dipende da me o c'è un'altra motivazione?

"Buonasera, sono una ragazza di 27 anni e avrei bisogno di una risp a questo mio dubbio. Noto spesso che quando mi trovo in compagnia di una mia amica e siamo insieme a dei ragazzi, nonostante queste mie amiche, secondo il mio giudizio personale, non siano più belle di me fisicamente, i ragazzi tendono a parlare ed a dare più attenzioni a loro, nonostante queste mie amiche non assumano nessun comportamento particolare rispetto al mio. In generale io sono una ragazza molto socievole e nel corso di una conversazione, esprimo liberamente le mie opinioni e partecipo attivamente ad una conversazione, ma nonostante questo, ho spesso notato questa cosa. È come se chiunque sia al mio fianco, mi riferisco a compagnie femminili, riesca facilmente ad oscurarmi agli occhi di un uomo. Forse sarà solo una mia fissazione poiché sono spesso insicura di me stessa, ma nello stesso tempo sono sicura di essere migliore di loro. In attesa di una vostra gentile risp, la ringrazio anticipatamente. Distinti saluti. "

Pubblicata il 24 Jan 2017 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, in parte ha già risposto! Dice di essere spesso insicura, e forse questo è un primo passo con cui si "auto-oscura" nel momento in cui esce con le sue amiche, non facendo vedere tutto ciò che potrebbe. Forse questa insicurezza la mette anche nelle condizioni di fare più attenzione a quello che accade alle sue amiche, piuttosto che a lei. Potrebbe essere che presti maggiore attenzione ai risultati delle sue amiche, non vedendo a volte anche i suoi successi? Sarebbe interessante avere un rimando delle amiche, perché potrebbe non accorgersi dell'interesse che i ragazzi le mostrano, essendo concentrata su quanto succede agli "altri". Le è mai capitato che le facessero notare i segnali di interesse di un ragazzo nei suoi confronti? Questo ovviamente non esclude che le sue amiche siano effettivamente più brave a catturare le attenzioni altrui. L'aspetto fisico è sicuramente un vantaggioso punto di partenza, ma la qualità della relazione si basa su molti altri aspetti: quanto siamo bravi a mettere a proprio agio l'altra persona, quanto riusciamo a mostrare interesse, quanto siamo "affini". Ha notato se le sue amiche sono particolarmente brave? Ci sono grosse differenze nel modo in cui vi rapportate agli altri? Questi potrebbero essere dei punti di partenza per "imparare" delle nuove strategie che le permettano di esprimere al meglio il suo potenziale. In fondo, lei stessa lo dice "...sono sicura di essere migliore di loro", quindi forse questa insicurezza non ha molto motivo di esistere! Sperando di averle dato indicazioni utili, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 23 Sep 2016 - Consiglio sul comportamento

"Salve, Sono una bimba di una bimba di sei anni... La bimba ha una amica più grande di due anni a cui è molto affezionata... La cerca sempre... Solo che questa amica a volte non le va di venire a giocare con Lei.. Spesso le dice che viene e poi non viene... .. E la bimba rimane male. Giustamente...poi finita la giornata la mamma mi manda un messaggio di scuse...Quando siamo al parco se questo amica gioca con un altra amica , la mia bimba vuole andare via e rimane male fino a piangere... La mia bimba frequenta anche altre bimbe.. Va a casa loro a giocare e loro vengono da noi... È solo che essendo così attaccata a questa bambina ogni minima cosa che fa lei ne soffre parecchio.. Come devo comportarmi .. Una volta chiusi i rapporti perché la madre ci disse che sarebbe venuta s casa s giocare e noi tutto il giorno ad aspettarla e alla fine non è venuta senza avvisare...Ho provato a spiegarle che non deve rimAnerci male .. Ecc ma vedo che lei ci sta male e mi si stringe il cuore.. Attendo una risposta Saluti Eleonora"

Pubblicata il 30 Sep 2016 - La risposta del nostro esperto

"Gentile Eleonora, la situazione che descrive con sua figlia è certamente difficile: da una parte c'è questa amica, che sua figlia ammira molto, dall'altra le continue delusioni a cui viene sottoposta quando l'amica - senza motivo - "scompare". Da un lato potrebbe essere utile capire perché sua figlia è così affezionata a questa bambina. Può chiederglielo direttamente, nel modo che ritiene più adatto: cosa c'è di così speciale in lei, che altre bambine non hanno? Potrà così farsi un'idea migliore del perché sua figlia sia così gelosa e del perché queste promesse mantenute la facciano restare così tanto male. Partendo da qui, si potrà forse aiutare sua figlia a trovare qualcuno che possa colmare quel "bisogno", ma che sia un poco più affidabile. Anche perché, purtroppo, sembra che cercare chiarezza con la mamma di questa amica non sia una strada percorribile: come si dice, tale madre tale figlia! Anche andare a scontrarsi con lei non farebbe altro che connotare negativamente la situazione. Un buona regola con i bambini è cercare di distrarli: trovare nuove amicizie, frequentare posti nuovi, cercare di fare proposte diverse che possano far passare in secondo piano questa amica così desiderata. Non solo aiuterà sua figlia a ridurre la sofferenza per queste delusioni, ma potrà forse trovare un'amica che possa condividere il suo tempo con lei, come sua figlia merita. Sperando di aver dato indicazioni utili, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 19 Jul 2016 - Paura della morte?

"Buongiorno,sono una ragazza di diciannove anni,ho appena concluso il liceo e vorrei iscrivermi a medicina o comunque lavorare nell'ambito sanitario. In questo periodo mi sono interessata particolarmente al tema della morte e studiando le materie scientifiche la mia visione della morte è cambiata.Mi spiego meglio:prima non mi facevo tante domande su questo tema,invece ora penso a come possa essere il "non esistere piú" e nel contempo sento come se la vita "mi stesse sfuggendo di mano" come se stesse correndo veloce.Non vedevo l'ora di finire la scuola per andare all'università e dopo un conto alla "rovescia" ora mi sembra che tutto sia arrivato troppo velocemente,lo so di essere molto giovane ma sento come se il tempo corresse.Come mai ho questi pensieri?Mi fa paura la morte ora mentre prima non era cosí,come mai?"

Pubblicata il 22 Jul 2016 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, è difficile identificare l'origine di questi pensieri sapendo così poco di lei. Certamente possiamo dire che l'adolescente raramente pensa alla morte, o ha la percezione che sia per lui vicina. Anzi, spesso la sfida, con l'idea di esserne in qualche modo più forte. Quindi non è così strano che fino ad ora non avesse pensato a questo tema, se non magari in maniera occasionale, e senza eccessive riflessioni. Oggi forse, ormai cresciuta e nel pieno del passaggio tra adolescenza ed età adulta, la percezione è cambiata. Magari in parte è proprio legata a questo passaggio. Pensandoci magari scoprirà che il passaggio le sembrerà essere stato troppo rapido, inatteso, o magari temuto, o avrà la percezione che non ci sia stato il tempo per fare o sperimentare tutto quello che desiderava fare. Cosa rappresenta per lei la morte? E' la fine? O, come spesso accade a livello simbolico, può essere il primo passo verso una rinascita, in una forma diversa da quella precedente? Entrambi questi aspetti forse hanno a che vedere con il passaggio che sta affrontando. E' importante chiedersi che cosa possa significare questo pensiero ricorrente, soprattutto se fa nascere una sensazione spiacevole in lei. Proprio a partire dal significato che ha per lei la morte, forse, ci sarà modo di capire meglio il motivo per cui si sta succedendo, creando una connessione tra il significato e la situazione vissuta. Se dovesse rimanere un pensiero fisso e spiacevole, potrebbe anche essere utile un breve percorso psicologico per individuare le strategie più efficaci per affrontare il problema. Sperando di aver dato un piccolo aiuto, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 17 Jun 2016 - bugie o paure?

"Lo conosco da otto anni prima viveva in citta Ora per lavoro si è trasferito in Lombardia. Separato manager una figlia piccola che vede una settimana si è una no e un pezzo di ferie una madre che abita a Vercelli in casa di riposo da andare a trovare il lavoro lo gestisce un po in Lombardia e un po qui in Piemonte si divide tra gli uffici anche perché la bimba vive in Piemonte. Non ci siamo mai visti tantissimo perché lui aveva già mille remore paura di attaccamenti paure sue...insomma io ho sempre rispettato i suoi spazi e le sue remore vivendo questa storia un po alla leggera perché non potevo fare altro e perché le cose non si forzano mai a mio parere. Sono sempre stata sincera con lui e col tempo gli ho detto che si avevo e ho dei sentimenti ma che comunque lo rispetto e accetto i suoi punti di vista. Lui dice che mi vuole tanto bene che gli piaccio tantissimo pianifica gli incontri ma spesso all'ultimo minuto disdice perché il lavoro lo ha chiamato perché. E perché. ..ultimamente dice che non riesce molto che è arrabbiato perché tra pensieri impegni e lavoro non riesce a vedermi e questo gli sta diventando pesante perché pur organizzando tipo stamane alle sette e mezza l hanno chiamato dal lavoro per casini vari. Lui è un manager quindi deve gestire delle spedizioni e trasporti. Sicuramente avrà da fare ma perché è così ostinato sembra che faccia il giro dello orologio al lavoro per non vivere. Io gli ho detto ciò gli ho detto che la vita e' una che bisogna anche prendersi degli spazi perché ha 47 anni. Cosa posso pensare? Dovrei lasciare perdere lo so ma il mio cuore. Non mi fa ragionare. Non riesco anche se è ridicolo ad essere lucida.perché tutto ciò è assurdo"

Pubblicata il 22 Jun 2016 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, mi sembra che dal suo messaggio traspaia in modo forte la grande confusione che in questo momento prova. Può essere utile pensare a come erano le cose all'inizio della vostra storia: il suo ruolo a lavoro era lo stesso? Capitava che annullasse i vostri incontri? E' sempre stato una persona in cerca di una realizzazione lavorativa (e, forse, questo era per lei un elemento d'attrazione)? Ora invece? Mostra di tenere a lei, e la sua rabbia, il suo dispiacere per i momenti persi sono genuini? Forse fatica a fidarsi di lui, ma perché? Ha l'impressione che stia mentendo, o che trovi scuse per non esserci? Lei sola sa, o perlomeno, può "sentire" che cosa sta davvero succedendo. E' sempre stato così, ed è lei ad attraversare un momento in cui vorrebbe di più? O le cose sono effettivamente cambiate? Deve fare un po' di quiete nella sua mente ( e nel suo cuore). Sicuramente ciò che dice è giusto: non può forzarlo a fare qualcosa che non vuole. Meglio, forse, l'atteggiamento opposto: gli faccia venire voglia di "fregarsene" del lavoro per stare con lei, faccia in modo che dia valore ai vostri incontri, che contino più di tutto il resto. Forse solo così si può far cambiare idea a qualcuno, e ricominciare a trascorrere un tempo piacevole insieme! Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 15 Apr 2016 - Moglie in Crisi

"Salve, siamo una coppia di 39 e 37 anni lei , sposati da 9 anni e con 2 bambine di 4 e 8 anni . Succede che ca. 2 mesi fa mia moglie mi dice che non mi ama più, si sente delusa, svuotata e che ha analizzato la sua vita e dice che fa schifo in più non si sente realizzata a livello lavorativo (in più le dà fastidio essere dipendente economicamente etc.). A questo si sono aggiunte alcune mie lacune del passato, nel senso che andando fuori spesso per lavoro, tutto il lavoro di organizzazione della casa e delle bambine è stato gestito da Lei ..... io riuscivo solo marginalmente. Da quel momento l'intimità è venuta meno e rimangono alcuni atteggiamenti di baci e abbracci di coppia. Ho chiesto subito se vi fosse un altro , anche più volte in periodi diversi, data la sua correttezza e sincerità mi ha sempre detto di no (confermato anche da amiche e sorella) ... cmq la matematica certezza non si ha. A questo p.to siamo in una situazione di stand-by, in casa non è cambiato nulla rispetto ai mesi precedenti a quanto mi ha detto ..... nel senso che si fanno le cose insieme, si cucina, si gioca , si fanno i lavori ed anche lavoretti come pitturare ringhiera del balcone e balconiere per poi andare insieme a comprare i fiori etc. Anche verso le bimbe non è cambiato nulla ..... si gestiscono le varie attività. Io ho cambiato il mio comportamento in modo da essere più presente sia in casa che come supporto a mia moglie (diciamo che il clima è abbastanza sereno e conviviale a casa .... a parte alcune volte che si arrabbia in modo eccessivo, ma poi cerco di stemperare). Ultimamente mi ha detto che vuole essere lasciata in pace (anche dai familiari), .... e mi ha detto che stiamo valutando il da farsi (periodo di stand-by), mi ha già detto che non vuole stare con me solo per le bambine .... ma vuole essere innamorata (si vuole ri-innamorare) e se questo non avviene, pensa di più ad una separazione. Ora tutto quello che faccio viene messo in discussione, perchè si sente presa in giro , ma io gli ho detto che sto cercando di cambiare modo di comportarmi per recuperare e che non la sto prendendo in giro ..... ma di vedermi per quello che sono ora e non quello del passato. Grazie e Saluti "

Pubblicata il 17 Apr 2016 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, mi sembra che il suo atteggiamento sia quello giusto. Sta riconoscendo le difficoltà e le mancanze del passato, e sta provando a riparare la situazione. In questo senso, quello che può fare è cercare di esaudire la "richiesta" di sua moglie: riconquistarla, corteggiarla, farla reinnamorare di lei. A guidarla può essere il pensiero di cosa avete condiviso di speciale all'inizio della vostra storia, cosa ha fatto scattare la scintilla, cosa fece innamorare sua moglie di lei la prima volta. E' importante che questo suo atteggiamento non sia passeggero e mirato alla situazione, urgente, attuale, ma che sia per lei un nuovo modo di essere. In quello che può fare, si faccia guidare da sua moglie, anche un semplice "cosa posso fare per te/per renderti felice/per aiutarti?" potrà riservare sorprese. Bisogna però considerare anche l'altra faccia della medaglia: sua moglie dovrebbe capire cosa è successo, cosa l'ha portata in questo momento a esaurire le proprie capacità di far fronte alle difficoltà che inevitabilmente incontriamo nel corso della vita. Anche sua moglie deve essere disposta a riconsiderare il vostro rapporto: se da parte sua c'è una chiusura totale, difficilmente potrà farle cambiare idea. Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 05 Apr 2016 - figlia succube della famiglia

"Salve, vi ringrazio per la risposta, che in effetti mi ha aperto gli occhi, e voglio iniziare da subito a far valere le mie ragioni. Come dicevo, il problema che ho, è proprio nel parlare, ho paura a dire qualsiasi cosa, anche le cose più banali.Mi sento bloccata e non so come uscirne..Cosa mi suggerisce? Grazie "

Pubblicata il 12 Apr 2016 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, in questa sede purtroppo si possono solo dare piccoli consigli, ma certamente il punto di partenza potrebbe essere nel riflettere su cosa le rende così difficoltoso dire qualcosa agli altri. Cosa succede se dice qualcosa? Ha paura della reazione altrui? Pensa che non sarà ascoltata? O di deludere l'altro? Pensa di dover "sottostare" a quanto vogliono gli altri? E nell'ipotesi peggiore, cioè che una di queste cose accada, lei come si sentirebbe? Già questo può essere un modo per iniziare a capire quale tipo di meccanismo scateni il blocco, che tipo di vissuto, forse, cerca di evitare con questo comportamento. Il secondo punto è pensare non solo di dire qualcosa, ma anche a come dirlo. Sicuramente conosce sua madre, e quindi sa che tipo di argomentazioni e contenuti potrebbero avere su di lei maggiore effetto, quali parole potrebbero colpirla di più e iniziare a farla pensare. In questo senso, forse è opportuno cercare nuovi modi di esprimere le sue necessità, modi che sua madre non si aspetta, per così dire, e per i quali non possiede già forti difese, che immancabilmente renderebbero poco utili, se non vane, le sue parole. Deve tenere a mente che solo lei può innescare un cambiamento e che gli altri, professionisti o persone a lei vicine, possono solo supportarla nelle sue nuove scelte. Sperando di averle dato almeno qualche utile indicazione, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 04 Apr 2016 - figlia succube della famiglia

"Buongiorno, Sono una ragazza di 25 anni che vive una storia bellissima con la sua compagna. (vi aveva scritto in precedenza anche lei per chiedere consiglio su come affrontare questo problema che ho con la mia famiglia e, in particolare mia madre). Sono una persona timida, fatico a parlare, ad esprimere i miei sentimenti e le mie esigenze. Di conseguenza, non riesco a dire a mia mamma che vorrei passare più tempo con la mia compagna, che vorremmo fare delle cose che in tutti questi mesi abbiamo evitato di fare perché altrimenti a casa finisce il finimondo. Oltre a questo, mi devo fare carico di tutti i problemi della mia famiglia (devo portare la zia a fare la spesa, pagare le bollette e tutto quello che è necessario). Da quando ho conosciuto la mia compagna, ho delle esigenze anche io, che tendo ad accennare a mia madre, ma finiscono per non essere ascoltate, oppure mi vengono concesse facendole seguire ad accuse o sensi di colpa che,ormai, non fanno neanche più leva su di me. Io vorrei parlare chiaro a mia madre e dirle che sono stufa di non vivere per colpa sua e, che dopo la laurea me ne voglio andare di casa, ma che nel frattempo voglio fare una vita normale come tutte le persone. Come posso fare? Vi ringrazio"

Pubblicata il 04 Apr 2016 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, Come detto alla sua compagna, è importante capire quale parte ha in questi meccanismi che da molti anni vive con sua madre. Se da una parte il suo comportamento ha un effetto rassicurante su sua madre, che non la vede allontanarsi troppo, che cosa rappresenta per lei? Forse sarebbe utile chiedere a sua mamma se si accorge che lei ha delle necessità, bisogni nuovi, che prima non c'erano. Lei stessa però non sembra riconoscersi a sufficienza queste esigenze: scrive "anche io tendo ad accennare", risultando forse un po' debole anche solo nello scrivere dei suoi desideri, non trova? Anche questo contribuisce a renderli "inascoltati"... Il desiderio c'è? E' forte o no? Lo dice o "tende ad accennarlo"? Merita uno sforzo per essere raggiunto? Il suo desiderio di crescita e di autonomia è del tutto normale, ma potrebbero essere gli altri a non accettarlo, e lei ad avere paura ad esprimerlo. Cosa può accadere se parla chiaro a sua madre? In ogni caso, può essere utile cercare di farle capire che avere più spazio non significa sparire, ma che anzi accettare di far allontanare l'altro è segno di grande amore e voglia di vederlo crescere. Cosa che forse sua mamma ora fatica a fare... Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 25 Mar 2016 - ragazza succube della madre

"Buongiorno, sono una donna di 41 anni che vive da oltre un anno una relazione omosessuale con una ragazza più giovane (25 anni). La relazione di per sè andrebbe benissimo, noi due stiamo molto bene insieme e siamo felici se non fosse per la madre della mia fidanzata. Sua madre si nasconde dietro al fatto di non accettare che lei sia omosessuale ma, in realtà, quello che non accetta è che sua figlia sia cresciuta. le impedisce di fare qualsiasi cosa, anche per venire da me sono sempre storie perchè lei (parole sue) "soffre, è una agonia il sabato sera quando dormi fuori"...io ovviamente vorrei vederla di più, a volte sarebbe carino venisse da me gia dal venerdi sera ma con queste premesse, ovviamente, non se ne parla nemmeno. Sua madre non fa nulla senza di lei, la tiene vincolata in ogni modo, se deve andare a fare la spesa deve andarci anche la figlia, così come per qualsiasi altra cosa. Quando ci siamo conosciute (lei aveva 24 anni) addirittura dormivano ancora insieme nel lettone! Al sabato, poi, la mia ragazza deve portare la zia anziana della madre a fare la spesa (o dove altro voglia andare) e finchè non sbriga tutti gli "Obblighi familiari" non è libera di venire da me. Noi stiamo progettando di convivere non appena finiti gli studi (dovrebbe laurearsi a Luglio) e non oso immaginare cosa non farà sua madre non appena capirà che questa cosa è reale (lei è riuscita ad accennarglielo giusto qualche giorno fa..). Il vero problema, comunque, resta il fatto che la mia ragazza non riesce ad imporsi. Non osa nemmeno chiedere a sua madre più spazi, all'inizio si sentiva in colpa, ora ha superato questa cosa ma continua a non avere il coraggio di imporsi perchè teme le reazioni della madre (che effettivamente sono decisamente esagerate, lo so perchè in un paio di occasioni dove lei ha provato ad imporsi è successo un finimondo). Ora, è in lista d'attesa per andare da uno psicologo ma questa situazione, come si puà ben immaginare, mi sta logorando e ha riaperto vecchie ferite anche in me che mi sento sempre messa all'ultimo posto (e di fatto è così..). Come 20 anni fa, ormai, ho ricominciato a soffire di attacchi di panico, vorrei aiutarla e vorrei aiutarmi ma non ho proprio idea di come fare. Le ho suggerito piu volte di parlare apertamente con sua mamma e di chiedere di rispettare i suoi spazi ma ogni volta che fa un debole tentativo, poi si arrende e torna sui suoi passi. Cosa posso fare? Vi ringrazio molto per l'attenzione..."

Pubblicata il 03 Apr 2016 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, certamente, da quello che racconta, è possibile che ci sia qualcosa che "non funziona" nella relazione tra la sua compagna e sua madre. E' anche vero che questo meccanismo probabilmente è attivo da 25 anni, e può essere molto difficile da modificare. A questo bisogna aggiungere che, forse, anche la sua compagna ha una parte attiva nel mantenere questa dinamica: il lavoro che dovrà fare è capire quale ruolo ha in questo gioco e rivendicare in modo assertivo la propria indipendenza. Come detto però, è un lavoro che dovrà fare da sola, e in cui lei potrà avere solo una funzione di supporto. Altro è il discorso che la riguarda: da cosa era nato il suo problema? Come l'aveva risolto? Per aiutarsi deve individuare quali sono i momenti in cui nasce l'ansia, quali sono i pensieri che l'accompagnano, le situazioni in cui si fa più forte. Spesso l'ansia è legata a momenti di grande cambiamento, in cui il nostro futuro è incerto e abbiamo paura che possa succedere un "disastro". Quale può essere il filo rosso che collega la situazione attuale a quella che ha sperimentato in passato? Credo che anche per lei ci siano molte domande a cui rispondere! Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 29 Oct 2015 - voglio trasferirmi lontano dal lavoro... perchè?

"Salve, premetto che sono in terapia dalla psicanalista da 6 anni ormai... 3 anni fa mi sono trasferita nella stessa città della mia psicologa, ma allora lo feci inconsciamente... mi piaceva la città e cosà, d'istinto ho preso e sono andata. Il lavoro allora non lo avevo, ma appena trasferitami mia madre mi ha detto che dovevo iniziare a lavorare nell'azienda di famiglia, che si trova a 30 km da dove avevo deciso di andare ad abitare... cosà mi sono trasferita lo stesso, ho fatto l'impianto a gas alla macchina per risparmiare e per due anni e mezzo ho vissuto abbastanza tranquillamente in questa città facendo avavnti e indietro per andare a lavoro. Poi l'anno scorso a dicembre, con il fatto che al negozio dove lavoravo avremmo lavorato di più per via del Natale, ho deciso di trasferirmi nel paese dove si trovava il negozio. Ho passato un anno bruttissimo in questo paese, e sto pensando di trasferirmi di nuovo nella città dove ho abitato per due anni e mezzo, ma non so se sia una buona idea, anche per via del fatto che credo di farlo solo perchè là c'è quella che considero la mia 'seconda mamma' (la psicologa)... però sta di fatto che adesso sono momentaneamente tornata a stare coi miei, nel paese dove lavoro, in attesa di decidere, perchè avendo 27 anni è anche ora che vada definitivamente ad abitare da sola... anche non avendo un fidanzato o marito. Spero di essere stata abbastanza esaustiva e mi domando... è giusto che vada a vivere di nuovo in quella città, o il mio è solo un voler trovare una 'seconda mamma' nella psicologa?"

Pubblicata il 31 Oct 2015 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, in effetti sembra che ci siano diversi possibili motivi che la spingono verso l'idea di un trasloco: l'anno trascorso in quest'ultimo paese, che dice essere stato bruttissimo, la presenza della sua psicologa, che sembra essere una figura molto importante per lei, la voglia di allontanarsi dai genitori, assolutamente legittima questa età (senza la necessità di fidanzati o mariti!). Spesso abbiamo voglia di cambiare le cose, in qualche caso anche di fuggire per un po' da una situazione che è cambiata o non ci piace più come prima. Forse tutti i motivi che elenca contribuiscono ad aumentare la voglia di cambiare, ma potrebbe essercene uno che, fatto un bilancio, pesa più degli altri. In questo senso, dice, potrebbe esserci la volontà di avvicinarsi alla sua terapeuta. Non posso dirle se sia giusto o meno trasferirsi: è giusto ciò che desidera fare, se è per i giusti motivi. Credo che sarebbe utile per il suo percorso, di vita e di terapia, confrontarsi con la sua terapeuta proprio sulla voglia di trasferirsi, capendo insieme se l'unico vero motivo sia la sua presenza in città o meno. Detto questo, se anche fosse l'unico motivo, non è detto che sia sbagliato trasferirsi: valuti quanto questa scelta possa renderla felice e aiutarla a realizzarsi ed essere indipendente, a prescindere dalla presenza della terapeuta, e decida in base a ciò che sente. In bocca al lupo, e restiamo a disposizione in caso di bisogno. Dott. Luca Pasquarelli "

Pubblicata il 12 Oct 2015 - ragazza madre come spiegarlo a mia figlia

"Buongiorno , sei anni fa è nata mia figlia. Sono rimasta incinta dopo dei rapporti occasionali e non so di preciso chi può essere il papà anche perchè i due uomini in questione non hanno voluto fare un test di dna. Circa 4 anni fa mi sono riavvicinata al mio ex con il quale ebbi una relazione durata circa 17anni, si è molto affezionato alla mia bambina tanto che ora lo chiama anche papà pur avendole spiegato che non è l suo papà naturale.abbiamo provato a riavvicinarci convivendo tutta la "famiglia"per circa un anno con scarsi risultati,per cui ora siamo in una situazione di famiglia di "separati" dove lui continua a fare il "papà" di mia figlia,portandola a scuola, al parco e a volte trascorrendo giornate di relax insieme per far vivere a mia figlia il senso di famiglia. Ora la mia domanda è: come spiegare a mia figlia che il suo vero papà non so chi sia? Come posso comportarmi rispetto alla situazione che ho creato con il mio ex? Spero possa aiutarmi e le chiedo se conosce qualcuno professionista nel campo della psicologia infantile nella mia città(caserta) a cui posso rivolgermi e intraprendere un perscorso insieme per aiutare me e mia figlia . La ringrazio vivamente. Mamma Daniela"

Pubblicata il 12 Oct 2015 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera Daniela, rispondere alla sua domanda è molto difficile. Probabilmente sua figlia sente la mancanza di un "papà", di quell'unità che lei chiama "senso di famiglia". Non credo che ci sia una risposta univoca su ciò che sia giusto fare. Forse, se il suo ex riesce ad essere una figura di riferimento per sua figlia senza sentirsi a disagio, questo è un primo modo per rispondere ai bisogni di sua figlia. Sperando che con il tempo, lui o un altra persona sapranno dare continuità alla convivenza e a quel senso di famiglia. Per le spiegazioni dovrà assecondare le domande di sua figlia, le sue curiosità, cercando da subito una spiegazione sincera e adatta alle sue capacità di comprensione. Sa meglio di chiunque il modo migliore di approcciarsi a sua figlia, l'importante è non mentire. Per ottenere un aiuto ulteriore, può consultare il sito dell'Ordine degli Psicologi della Campania, che a questo indirizzo presenta un elenco degli psicologi e psicoterapeuti di Caserta: http://www.psicamp.it/index.asp?page=cerca_psicologo&provincia=CE. Scegliere uno specialista di famiglia o bambini potrà essere un primo passo per un'analisi più approfondita della sua situazione, e per trovare le parole migliori da usare con sua figlia. Cordiali saluti. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 23 Jul 2015 - cosa fare con mia mamma?

"Buonasera mi chiamo Giulia e ho 20 anni. Le scrivo perché davvero non so a chi rivolgermi. Da 5 mesi vivo una relazione a distanza con un ragazzo che ha 23 anni e lavora nell'esercito ad Udine. Lui é fantastico, dolce, bello, simpatico, divertente che, dunque, fa sempre spuntare un sorriso sul mio viso e non mi stanco mai di lui. Dopo varie esperienze con altri ragazzi, che siano di amore o di semplice amicizia, ho realmente capito che lui è colui con cui voglio dividere il resto della mia vita. Purtroppo non tutti la pensiamo allo stesso modo: mia madre non la pensa come me. Non mi riferisco al fatto che lui non sia un bravissimo ragazzo o che non mi ama abbastanza, ma mi riferisco al fatto che mia madre pensa che lui non sia alla mia altezza. La mia è una famiglia di sottufficiali dell' aeronautica e di un' insegnante e mia mamma diciamo che si vanta molto della sua posizione sociale, di quella di mio padre e di quella di mio fratello. Dopo 5 mesi, sembrerà strano, ma io ancora non conosco invece la posizione dei genitori del mio Lui e forse non l'ho voluto mai scoprire perchè traumatizzata da mia mamma e da una sua risposta negativa quando per esempio scopre che i suoi genitori svolgono un lavoro più basso rispetto a quello della mia famiglia o addirittura non lavorano. Oggi però ho mandato un messaggio al mio amato e con una scusa gli ho chiesto i suoi genitori cosa facessero come lavoro, ma perchè lui è molto impegnato a lavorare, ancora non mi ha risposto... semplicemente mi ha detto che ne avremmo parlato dopo, quando lui sarebbe stato più libero ed io adesso sto vivendo i secondi della mia vita con tanta ansia perchè non so che risposta mi darà. Io lo amo troppo, ma amo anche la mia famiglia. Non voglio che per una posizione più bassa dei suoi genitori, io debba lasciarlo. Non voglio lasciarlo, ma non voglio nemmeno avere dei contrasti con i miei genitori. So che mi direte che adesso devo solo aspettare la sua risposta e dopo parlare, ma se tipo dovesse dirmi che addirittura i suoi genitori non lavorano, io cosa devo fare? Come glielo dirò a mia madre? Lei già adesso senza sapere veramente i genitori cosa fanno, mi dice che non vorrà mai avere a che fare con lui e con loro... sono davvero tanto triste."

Pubblicata il 03 Apr 2016 - La risposta del nostro esperto

"Carissima Giulia, posso immaginare il suo stato d'animo in questo momento! Per prenderla in contropiede, le dirò che non è necessario aspettare: cosa ci sarebbe di così terribile se i genitori del suo ragazzo non lavorassero? Certamente non possiamo pensare che un genitore accetti passivamente tutte le decisioni del figlio, soprattutto se pensa che siano sbagliate. Ma forse, come figli, possiamo sforzarci di fare capire le nostre ragioni e di chiedere il beneficio del dubbio, supportando la nostra scelta. Come dice anche lei, mi sembra che la domanda al fidanzato nasca non tanto da una paura sua, ma di sua madre. Credo che sua madre dovrebbe essere contenta se lei è, come sembra, felice. Mi sembra poi che il suo ragazzo sia impegnato in un lavoro difficoltoso, che certamente sua madre ha ben presente se proviene da una famiglia di sottoufficiali. Perché giudicare il suo ragazzo per i suoi genitori, e non per ciò che è o che vuole diventare? Se poi sua madre dovesse ancora essere poco convinta, deve aiutarla a capire quanto sarebbe importante per lei che desse al suo ragazzo una possibilità di esprimersi per quello che è. Anche la famiglia di sua madre sarà partita in modo più "umile", per poi raggiungere lo stato attuale. In fondo, non mancano casi di persone straordinarie, che hanno però umili origini... Se non l'ha fatto, spieghi al suo ragazzo il perché della domanda. Sarà un modo utile per condividere le sue paure, e per fargli capire quanto le sta a cuore. Se ha bisogno, restiamo a disposizione (e in bocca al lupo!). Dott. Luca Pasquarelli "

Pubblicata il 25 Jun 2015 - Tradimento

"Buongiorno, sono Anna e ho 40 anni. Sono felicemente sposata ed ho un bimbo in arrivo. Ho scoperto che la mia migliore amica tradisce suo marito, e credo che dopo la nascita del mio bambino mi racconterà tutto (credo che per ora non me lo stia dicendo per lasciarmi serena). Non posso dirle che l'ho scoperto, quindi devo aspettare che me ne parli lei. Vorrei sapere cosa posso consigliarle, se farle capire che è sbagliato e che questo non la renderà mai felice o se devo lasciarla sbattere il muso sulle sue difficoltà, .da un anno dice che non è più innamorata di suo marito ma credo voglia mantenere il suo matrimonio anche perchè ha un figlio. Sta andando da uno psicologo, ma non mi sembra abbia risolto molto, "

Pubblicata il 03 Apr 2016 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera Anna, è difficile darle un consiglio in questa situazione. In primo luogo le chiedo: perché non può dire alla sua amica che l'ha scoperto? Compito di chi ci sta vicino è anche quello di darci un rimando su ciò che stiamo facendo. In qualche modo il "segreto" è sfuggito, e lei potrebbe non essere l'unica persona che se ne è accorta. Certamente la sua amica ha il diritto di sbagliare, ma credo anche che possa aiutarla a riflettere su ciò che sta vivendo, per provare a fare una scelta più consapevole. Cosa è successo che ha in qualche modo danneggiato il rapporto con il marito? Cosa prova per questa persona? Ha ancora voglia di investire e cercare di recuperare il rapporto con il suo compagno? Non c'è una risposta giusta o sbagliata, a volte si fanno errori nella scelta del partner e solo trovando una nuova persona si può trovare la felicità. A volte, invece, basterebbe poco per ritrovare quell'affiatamento che sembra essersi perso. Lei può essere di aiuto, può essere un supporto, ma non credo che farebbe il suo "lavoro" di amica se desse il suo giudizio (magari anche corretto!) senza sapere per quali motivi sia nata la nuova relazione e cosa la sua amica ci trovi. Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli "

Pubblicata il 03 Jun 2015 - Il mio ragazzo non piace ai miei genitori

"Buongiorno, Il mio nome è Alessandra e ho 25 anni. Sto insieme ad un ragazzo fantastico da 5 anni. Lui ha 3 anni in più di me, è colto, è intelligente, è sveglio e divertente. Mai una delusione, mai stata infelice con lui, abbiamo una relazione perfetta di cui io vado molto fiera e siamo molto felici insieme. Per molti anni abbiamo vissuto una relazione a distanza poichè io andavo all'università mentre lui lavorava all'estero. Dopo l'università ho deciso di raggiungerlo, ho trovato lavoro nella stessa città. Un lavoro che non mi dava troppe soddisfazioni, ma lo stipendio era buono, ma ero pronta a lasciarlo non appena si fosse presentata un'occasione migliore. Purtroppo poco dopo lui ha perso il lavoro e abbiamo vissuto un periodo un po' stressante, dopodichè lui ha trovato di nuovo lavoro, ma di nuovo in un altro Paese. Abbiamo deciso di dividerci temporaneamente ma io sarei stata felice di raggiungerlo dopo un paio di mesi. In questo periodo di distanza i miei genitori sembravano quasi felici che io fossi da sola, che fossi per un po' senza di lui, mi incoraggiavano ad uscire di più e conoscere gente nuova. Io penso di essere molto estroversa e non ho problemi nè a farmi nuove amicizie e nemmeno a stare da sola. I miei genitori dicevano che non avrei dovuto raggiungerlo, che non dovrei lasciare il mio lavoro (sebbene non sia un lavoro che avrei voluto fare). Poi un giorno mia madre mi ha confidato che non credono che lui sia il ragazzo giusto per me, che non è abbastanza "forte" da appoggiarmi moralmente, eppure in sua presenza io mi sento completa e felice. Al momento sostiene tutte le mie decisioni, tutte le mie scelte e mi supporta anche economicamente. L'atteggiamento dei miei genitori mi ha ferito molto. E' possibile che non riescano ad accorgersi quanto lo stare assieme a lui mi renda più felice, rilassata, tranquilla? Perchè cercano di indurmi a seguire un sogno che non è il mio e si immischiano così tanto e non riescono semplicemente ad essere felici dal momento che io lo sono? Ne ho parlato di questa cosa anche con il mio ragazzo e nessuno dei due riesce a capire il perchè lui non sia abbastanza per i miei genitori. Lui è una persona un po' introversa e sapere queste cose lo blocca ancora di più. Qual è il modo migliore per parlare ai miei genitori di questa cosa? Appena tiro fuori questo argomento loro negano tutto dicendo che loro sono felici se io sono felice, ma i loro gesti dimostrano tutt'altro. Inoltre, mi chiedo se vi sia un modo per fargli cambiare idea? So che loro gli vogliono bene, ma questo continuo pensare che lui non sia abbastanza senza apparente motivo mi fa vivere male il rapporto coi miei genitori. "

Pubblicata il 14 Jun 2015 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera Alessandra, in alcune culture, sono i genitori a scegliere il partner per i propri figli, perché si ritiene che nessuno possa conoscere un figlio meglio di un padre o una madre. Forse non vedono ciò che vede lei, e sarebbe in questo caso interessante sapere cosa glielo nasconde. Un motivo però, lo hanno dato: pensano che il suo ragazzo non sia abbastanza forte da sostenerla. Forse hanno colto qualche comportamento particolare, qualche "mancanza" che li ha messi in allarme. Ovviamente è la loro impressione, la loro idea di ciò che è giusto e sbagliato, che non sempre sarà in sintonia con ciò che è lei. Credo che potrebbe essere interessante rivolgergli le domande che fa a noi: non si accorgono di come si sente meglio insieme al suo ragazzo? Cosa gli fa pensare che non sia abbastanza "forte"? Forse il modo migliore di iniziare a parlarne è proprio questo: dire quanto il loro atteggiamento vi faccia stare male e cercare di capire perché vedono ciò che vedono, cosa li mette in allarme. Dire quanto, come figlia, soffre per la mancanza del loro appoggio. Sottolineando, senza polemica, la discrepanza tra le parole e i fatti. Ma non si può forzare l'altro a cambiare! In ultima analisi, quello che conta è ciò che lei vuole: se si sente bene in questa relazione, è giusto che ci rimanga finché le sensazioni sono positive (sperando che sia il più a lungo possibile!). Se la relazione è davvero quella giusta, quella "per la vita", anche i suoi genitori prima o poi lo vedranno, e avranno la possibilità di vedere che anche nei momenti difficili il suo ragazzo è capace di sostenerla. Se invece, malauguratamente, non lo fosse, i genitori devono essere abbastanza forti da lasciar sbagliare i propri figli, senza mettere i bastoni i tra le ruote o, peggio, dire che tutto va bene ma agire in modo opposto. Con l'augurio che la situazione si risolva, restiamo a disposizione in caso di bisogno. Dott. Luca Pasquarelli "

Pubblicata il 24 Apr 2015 - Amicizia

"Buongiorno, mi chiamo Marika ho 40 anni e sono felicemente sposata. Il mio problema è la mia migliore amica alla quale sono affezionata come una sorella. Da anni le dico proprio tutto, è un mio bisogno, non riesco a non correre da lei quando mi succede qualsiasi cosa, non sono mai stata così legata ad un'amica. Lei dice di volermi molto bene e di avere piena fiducia in me, ma sostiene che non bisogna per forza dirsi tutto, che l'amicizia significa anche altro. Infatti spesso ho la sensazione che mi sfugga qualcosa di lei, quando è sovrappensiero e quando sembra giù, ma per me l'idea che ci sia qualcosa di lei che non saprò mai è un incubo, mi fa sentire inutile e mi viene l'ansia tutte le volte che ci penso. Mi spiace molto che lei debba affrontare delle difficoltà da sola, quando io per lei vorrei esserci in tutto e per tutto. Mi succede solo con lei, le altre amicizie delle quali ho fiducia non sono così importanti e non mi preoccupo se non ci si dice tutto. A volte mi sento tagliata fuori dalla sua vita e questo mi fa paura. Lei lo sa quanto questa cosa mi faccia star male ma pensa che io debba accettare e rispettare il suo diverso punto di vista perchè non si può dipendere da qualcuno al 100%, altrimenti diventa una malattia. Ma io non la vedo così: ho sempre creduto fermamente che quando si ha piena fiducia di qualcuno è bellissimo condividere tutto perchè ti fa affrontare la vita in modo diverso. Mi è successo con pochissime persone, e lei è l'amicizia più importante che abbia mai avuto. E non ha senso se lei è la mia valvola di sfogo e io non posso essere la sua. Non riesco proprio ad accettare che lei non abbia bisogno di me quanto io di lei. Credo di non essere mai stata così male per qualcuno. Inoltre, in questo momento aspetto un bambino e tutto questo stress di sicuro non mi fa bene! "

Pubblicata il 29 Apr 2015 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera Marika, dalla descrizione che fa si può vedere facilmente che tiene alla sua amica, e quanto lei sia importante. Sembra però che la sua amica sia un po' restia ad aprirsi e a confidarsi come lei fa. Purtroppo non tutti vogliono (o possono!) confidarsi, e anche questa posizione deve essere rispettata. I motivi possono essere molteplici, non necessariamente legati alla mancanza di fiducia. Magari la sua amica, sapendo di un suo momento particolare, non vuole ulteriormente appesantirla con i propri problemi. Oppure ritiene ciò che ciò che la preoccupa non sia abbastanza importante da disturbarla. Un buon modo di aiutarla, e magari favorire un'apertura, potrebbe essere quello di starle vicino quando la vede pensierosa, facendole notare che le sue emozioni e le sue preoccupazioni diventano ben visibili. Magari, con il tempo, sarà anche più stimolata ad aprirsi, sapendo che ciò che prova non sfugge a chi le sta vicino. A volte, se mancano le parole o non si sa cosa fare, anche solo vedere che qualcuno ci resta vicino è un grande aiuto. Oltre a questo, bisogna considerare che non è necessariamente vero che la vostra amicizia, se non reciproca sul piano degli "sfoghi", non abbia senso: la sua amica, nella vostra amicizia, potrebbe avere bisogno di qualcosa di diverso da lei. Magari non ha bisogno di sfogarsi, ma di uscire, o di ridere, o di essere di supporto a qualcuno a cui tiene. Certi rapporti funzionano bene proprio perché si è complementari, non identici. Lo "sfogarsi" della sua amica potrebbe quindi assumere una forma diversa, che magari lei fatica a vedere, concentrata su ciò che per lei da valore a una relazione. Sarebbe utile interrogarsi però su cosa rappresenta la sua mica per lei: fa un grande investimento su di lei, e sta molto male in questa situazione. Cosa rappresenta questa amicizia? Sente di esserne dipendente? Pensa di non stare condividendo abbastanza cose con la sua amica? Il vostro legame non è intimo? Quali pensieri cominciano a far salire l'ansia? Forse l'ansia che le genera questo rapporto è il riflesso di qualcosa che la riguarda più direttamente... Se vorrà, potrà quindi consultare uno psicologo/psicoterapeuta per comprendere meglio i motivi del suo disagio e individuare delle modalità più funzionali per stare con la sua amica. Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli "

Pubblicata il 05 Oct 2014 - cosa fare

"Buonasera! Le scrivo perchè non so proprio a chi rivolgermi, vorrei andare da uno psicologo ma al momento non ho proprio i soldi per iniziare una terapia. Ho 27 anni e mi sono laureata in canto rinascimentale e barocco. Adesso non so più cosa fare. Mi sono resa conto che la carriera della cantante non fa per me, non voglio più cantare ma nello stesso tempo non so più cosa fare. Ho avuto una vita difficile, i miei si sono separati quando ero piccola e poi ho avuto problemi con il compagno di mia madre che ci ha provato con me. Adesso però le cose vanno meglio, mia madre ha lasciato il suo compagno e si vive sicuramente meglio. Un anno fa è morto mio padre. Sono entrata veramente in crisi da quel momento. Fortunatamente il mio compagno mi ha aiutata moltissimo. Lui è l'unica cosa veramente bella che ho. Adesso vorrei solamente trovare un lavoretto, uno qualsiasi e vivere con lui, ricominciare con lui una nuova vita, non riesco a stare più a casa con mia madre. Il problema è che non so che lavoro fare, non voglio cantare, non voglio vivere in giro per il mondo, ma nello stesso tempo non so che altro fare. Probabilmente ciò che voglio è fare qualcosa di semplice, anche la commessa, per me la cosa più importante e andare a vivere con il mio compagno, avere dei figli e avere finalmente una bella famiglia, quella famiglia che non ho mai avuto. Ma avrei davvero bisogno di un consiglio, non so cosa fare, mi sento immobile, se non trovo un lavoro non potrò mai uscire di casa e non so cosa fare. Scusi mi sono dilungata forse un pò troppo. La ringrazio tanto per i consigli che vorrà darmi. Cordiali saluti! Elena "

Pubblicata il 07 Oct 2014 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera Elena, sta sicuramente attraversando un momento di difficoltà, con tutte queste situazioni spiacevoli emerse in un tempo ristretto, e credo sia normale sentirsi un pò "immobili" e avere difficoltà a immaginarsi un futuro. Comincio col dirle che se sente di avere bisogno di un supporto può rivolgersi a un consultorio o una struttura ospedaliera a lei vicina: vengono solitamente offerti percorsi di sostegno psicologico, seppur di durata limitata, gratuitamente o dietro presentazione di ricetta del medico di base. Per quanto riguarda la sua situazione, mi sembra che i suoi obiettivi siano ben chiari. Trova forza nella sua relazione, con un compagno comprensivo e che riesce a supportarla anche nelle difficoltà. Può partire proprio da qui, cercando di capire quali passi può fare concretamente per raggiungere una maggiore autonomia e muoversi verso la creazione di una sua famiglia. Per risolvere questo blocco, il primo problema da affrontare è forse il lavoro. E' curioso che improvvisamente non trovi più interessante un percorso che ha certamente richiesto sacrifici e grande impegno. Credo debba partire da qui, cercare di capire cosa l'ha spinta originariamente a intraprendere questa strada, cercare di individuare cos'era quella scintilla che un tempo la appassionava. Forse ci sono altre declinazioni della sua professione che non la porterebbero a viaggiare o a fare ciò che non le piace? Se dovesse scoprire che niente più la lega a questa scelta professionale, non si dia per vinta: trovare un lavoro, anche umile, non è impossibile. Se servirà a realizzare il suo desiderio poi, lo sforzo e la fatica di questa scelta saranno comunque ripagati. In bocca al lupo, e se ha bisogno, restiamo a disposizione! Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 10 Jul 2014 - Famiglia

"Buongiorno io e il mio ragazzo stiamo felicemente insieme da quasi 5 anni. Il problema e' che lui e mia madre non vanno d'accordo. Hanno entrambi una forte personalita' e sono entrambi testardi. In particolare, mia madre e' il tipo di persona che vuole avere sempre ragione e vuole che tutti facciano come dice lei. Io stessa ho sempre fatto fatica ad andarci d'accordo, per cui non mi soprende che il mio ragazzo la trovi difficile. Ma sono pur sempre mia madre e il mio ragazzo, amo entrambi. Per questo ogni volta mi trovo nel mezzo nel tentativo di decidere da che parte stare. E ogni volta sia mia madre che il mio ragazzo si arrabbiano con me perche' vorrebbero che stessi dalla loro parte! Ma ioi cerco solo di vedere le cose con logica! Questa situazione mi rende tristissima... Cosa posso fare per farli andare d'accordo e per sentirmi meglio io? Grazie"

Pubblicata il 16 Jul 2014 - La risposta del nostro esperto

"Carissima, immagino quanto possa essere faticoso il ruolo che si ritrova a coprire all'interno di queste due relazioni, le più importanti della sua vita. Non penso che lei possa e debba fare qualcosa per farli andare d'accordo, non è questo il suo compito. Non dovrebbe trovarsi nella posizione di dover decidere da che parte stare, perché lei desidera poter stare in entrambe le relazioni, perché per lei entrambe fondamentali. Il suo ragazzo e sua madre potrebbero provare a non chiederle più di ricoprire un ruolo da "paciere", ma anzi, insieme cercare di stabilire dei nuovi confini che possano con le giuste distanze far stare bene tutti e tre: permettere a lei di essere una figlia e a sua madre di essere una buona madre. Nello stesso tempo però permettere a lei di essere donna e compagna del suo fidanzato. Proprio partendo da questi pensieri, mostrando il suo disagio ai "protagonisti" di questa storia, potrà uscire da questo ruolo: non dover più decidere con la logica da che parte stare, ma permettersi di vivere liberamente e amare le persone per lei importanti. Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott.ssa Monica Piccapietra"

Pubblicata il 05 Jun 2014 - Calcio

"Sono un allenatore di calcio, vorrei sapere se è psicologicamente meglio dare ai miei ragazzi la formazione, di chi giocherà  alla domenica, il giorno prima mettendoli tranquilli o tenerli sulla corda fino a poco prima della partita? Grazie mille, Paolo"

Pubblicata il 09 Jun 2014 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, è difficile dare una sola risposta alla sua domanda. Molto dipende dall'età dei suoi ragazzi e da quello che è il suo obiettivo. Se parliamo di ragazzi molto giovani o bambini, che partecipano alle attività sportive in un'ottica di gioco e divertimento, è forse inutile - se non controproducente - "tenerli sulla corda". Perché rendere un passatempo una fonte di stress e preoccupazione? Se invece i suoi sono ragazzi più grandi, o avviati al professionismo, il non comunicare la formazione può essere uno strumento utile per spingere tutti a dare il massimo durante la settimana e a mantenere alta la concentrazione. La scelta dipende da lei, che certamente conosce meglio i suoi ragazzi e quello che può essere per il loro impegno uno stimolo o un blocco. Se pensa di lasciare tutto in sospeso fino a poco prima della partita, l'importante è che lei sia davvero indeciso: faccia capire ai ragazzi che l'impegno può far guadagnare un posto in squadra anche quando meno ce lo aspettiamo! Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli "

Pubblicata il 04 Mar 2014 - ADOLESCENTI E LO STUDIO

"Buon giorno sono un padre di 43 anni con due figlie una di 15 e una di 11, premetto che nel 2010 mia moglie a rischiato di morire a causa di una grave malattia immunologica e questo a sconvolto l'intera vita familiare, per arrivare al punta mia figlia di 15 anni frequenta il primo anno di un liceo scientifico è sempre stata molto brava a scuola ma col passaggio alle superiori le cose sono cambiate, è sempre molto intelligente ma il suo interesse si è sicuramente affievolito tanto che i risultati si vedono solo dopo i brutti voti, io e mia moglie abbiamo due metodi educativi diversi mia moglie si arrabbia molto e la tiene continuamente sotto pressione con continue litigate e punizioni io vorrei parlarci ma le due cose non coincidano e la bimba ultimamente risponde con continue crisi di pianto e di nervosismo ed io mi sento impotente davanti a tutto questo, da una parte capisco che in molti casi la bimba se ne approfitta ma a questo punto sinceramente non so più come comportarmi io non credo nelle punizioni ma capisco anche che non può averla sempre vinta lei!!. nel ringraziarvi rimango in attesa di un suo gentile riscontro"

Pubblicata il 05 Mar 2014 - La risposta del nostro esperto

"Buonasera, sicuramente si trova in una situazione molto difficile, costretto com'è a fare da mediatore tra sua moglie e sua figlia. E' bene quindi agire su due fronti. Per quanto riguarda sua moglie, è comprensibile che i genitori esigano dei risultati (i buoni voti), ma solitamente con litigate e punizioni si ottiene poco. Una modalità come quella di sua moglie rischia infatti di concentrare l'attenzione sulla studentessa, dimenticando la figlia. Un approccio forse più utile è quello di spronare vostra figlia a ottenere risultati migliori, non perché si deve andare bene a scuola, ma perché sapete che è molto intelligente (come lei dice) e può ottenere di più. E' molto importante però che questo venga detto chiaramente alla ragazza. Non dubito che sia già il pensiero alla base delle azioni di sua moglie, ma ovviamente litigi e punizioni rimandano l'idea di non essere capaci, di non essere "bravi", in un momento in cui invece il supporto e la stima, a volte silenziosi, dei genitori sono fondamentali. Parli con sua moglie, cercando di trovare un accordo su delle modalità che supportino di più e si scontrino di meno con sua figlia. Per quanto riguarda sua figlia, non è raro che ci sia un "crollo" nel rendimento scolastico nel passaggio tra la scuola media e quella superiore. Durante questi anni, la vita dei ragazzi si arricchisce, e il gruppo di amici acquista sempre maggiore importanza. E' possibile quindi che le energie prima investite nello studio vengano indirizzate verso altre attività. Sarebbe importante parlare con sua figlia (meglio se insieme a sua moglie), cercando di capire se c'è qualche specifico problema, scolastico o meno, che le rende difficile concentrarsi sullo studio. Sulla base di quanto emerso, potrete trovare insieme delle strategie per aiutarla a far fronte alle sue difficoltà (ripetizioni, supporto nei compiti, ecc). Per concludere, riporta in apertura un fatto molto importante. La famiglia ha avuto modo di parlare di questo grande rischio corso da sua moglie? Le sue figlie hanno avuto la possibilità di esprimere i propri vissuti e le proprie paure? Il rischio di perdere la propria mamma è un evento difficilissimo da affrontare, e anche questo può aver contribuito alla situazione che vive sua figlia, specialmente se sono rimasti dei vissuti e dei pensieri inespressi o non elaborati. In caso sua figlia riporti una difficoltà legata a quel momento, un momento di "crisi" o un problema di natura relazionale slegato dalla scuola, sarebbe opportuno parlarne insieme, cercando, se necessario, un aiuto psicologico. Per aiutarla a spiegare l'impatto che il comportamento di sua moglie può avere su sua figlia, può leggere il commento che una ragazza ha lasciato su uno dei nostri articoli: http://www.studiopsy.com/articoli/?p=290#comments Non sempre mettere pressione è una buona strategia! Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli"

Pubblicata il 04 Nov 2013 - Help me

" Caro Dottore Sono un ragazzo di 29 anni. Ho un problema cha da qualche anno mi fa stare davvero male. Perdo i capelli e non riesco a guardarmi allo specchio. Non voglio farmi piu fotografie ed evito quantopiu' di farle. E' un qualcosa che non avrei mai pensato mi potesse far star cosi' male. Il problema è che non riesco ad affrontare la cosa, soprattutto per cause economiche. La mia famiglia oltretutto non pensa minimamente che la cosa mi faccia male. Mi sento oltre che insoddisfatto, giorno dopo giorno sempre piu brutto. Mi aiuti per favore. Grazie mille"

Pubblicata il 10 Nov 2013 - La risposta del nostro esperto

"Buongiorno, è comprensibile, vista anche la giovane età, che la perdita di capelli sia per lei una fonte di profondo disagio. La progressione del problema, unita all'insoddisfazione e al sentirsi "brutto" hanno ovviamente un impatto negativo su tutte le sue relazioni, cosa che la fa sentire ulteriormente isolato e incapace di risolvere la situazione. Considerando che oggi le terapie per il trattamento dell'alopecia hanno in realtà costi molto contenuti, il mio primo consiglio è di iniziare con una visita da uno specialista in dermatologia che le permetterà di capire se sono presenti cause mediche per il suo problema e di individuare una terapia appropriata. Questo primo passo potrebbe già essere sufficiente per superare questa sua difficoltà e riacquistare, oltre ai capelli, anche una maggiore fiducia in se stesso e nella sua immagine. Sarebbe opportuno cercare la forza per informare anche la sua famiglia rispetto al suo disagio, in particolare se crede che possano aiutarla in questa sua difficoltà. Sarebbe interessante anche capire perché non hanno colto il suo disagio: è una mancanza di sensibilità oppure anche da parte sua c'è stato un tentativo di "nascondere" la sofferenza? Se poi vorrà, potrà quindi consultare uno psicologo/psicoterapeuta per comprendere meglio i motivi del suo disagio e delle sue difficoltà nel relazionarsi con la sua famiglia. Se ha bisogno, restiamo a disposizione. Dott. Luca Pasquarelli "